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1 giugno 2005

Nasce il Comitato Giovani per il Sì

 

Il comitato referendario dei giovani


La legge 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” è una legge dogmatica e discriminatoria, che viola le libertà individuali e prefigura una visione etica dello Stato.
Noi giovani lavoratori, studenti e soprattutto cittadini liberi e consapevoli ci impegniamo a difendere la libertà di ricerca scientifica e di cura, unica speranza per milioni di malati in Italia e nel mondo, i diritti della coppia, delle donne e la loro salute, che questa legge mette drammaticamente in discussione sacrificando il corpo della donna sull’altare dell’ideologia. Con il referendum, unico strumento democratico efficace in questo momento, vogliamo ristabilire la laicità dello Stato e scongiurare il rischio che le grandi conquiste di civiltà del nostro Paese vengano messe in discussione.
Per convincere la società intera e soprattutto i giovani della necessità di votare 4 sì per abrogare parzialmente la legge, promuoveremo ogni tipo di iniziativa su un tema che riteniamo centrale per il futuro nostro e dell’Italia.. Per questo porteremo il dubbio della ragione nelle piazze, nelle università, nelle scuole e in qualunque altro luogo di aggregazione.
Il comitato “Giovani per il Sì” è aperto a chiunque condivida i nostri intenti e a chiunque creda in uno Stato libero, laico e democratico.



Tra i punti cardine del neonato comitato Giovani per il Sì, c'è anche l'informazione alternativa, quella consapevole, che non si astiene, che prende posizioni. Insomma, vogliamo che l'esperienza del Blog in progress sia subito messa a frutto prima che arruginisca. Per questo vi chiediamo di aderire al comitato, di dare il vostro contributo diffondendolo, e di aspettarvi a breve di essere chiamati a collaborare attivamente al progretto. Ci sarà una conferenza stampa e il contributo dei blogger sarà necessario, ci saranno altre iniziative e anche lì saremo tutti protagonisti.

Per aderire al comitato, come associazioni e come singoli, scrivete a:

giovaniperilsi@yahoo.it


Organizzazioni promotrici del Comitato:

Generazione L
Federazione Italiana dei CEMEA
Giovani Repubblicani Europei
Sinistra Europea Giovani
Giovani Lavoratori Laici
Giovani Italia dei Valori
Federazione dei Giovani Socialisti
Arciragazzi
Liberalcafe.it
Giovani Liberali
Lymec - giovani liberali europei
Nuovo Movimento Giovani Socialisti


Adesioni:

Sinistra Universitaria
Cleto Romantini - Giornalista




permalink | inviato da il 1/6/2005 alle 1:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 maggio 2005

Si o No, vota però!!!!

Il referendum:un appuntamento a cui non mancare

 

Il commento di liberalcafe.it sul referendum sulla legge 40, in preparazione della maratona bloggers il 21 maggio : leggi qui per firmale l'appello

 

“È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.”

Ecco il testo dell’art 75 della Costituzione Italiana la quale prevede appunto la possibilità da parte del popolo di abrogare in maniera parziale o totale una legge o un atto avente forza di legge.

Lo strumento referendario è tornato alla ribalta proprio in questi mesi in occasione della legge 40 del 2004:un atto normativo lacunoso,scritto male e soprattutto incostituzionale sotto molti aspetti sostanziali.

Ora il popolo ha una responsabilità fondamentale:quella di cancellare il 12 e 13 giugno,anche se parzialmente,una stortura dell’ordinamento giuridico.

Il compito però è davvero arduo se si considera il fatto che sono in molti coloro i quali stanno cercando di boicottare il referendum attraverso una campagna che esorti all’astensionismo in modo tale da non consentire il raggiungimento del quorum e quindi far fallire la consultazione elettorale.

Personalmente credo che la data del 12 e 13 giugno sia fondamentale per la storia della nostra democrazia:a prescindere dalle posizioni nel merito infatti,il referendum rappresenta un’occasione imprescindibile a cui l’Italia non può sottrarsi. Tralasciando gli aspetti giuridici della faccenda che possono,comprensibilmente,annoiare “i non addetti ai lavori”,possiamo riportare il valore del referendum ad una vera e propria questione civico-morale.

Da sempre lo strumento referendario rappresenta il “termometro” di quanto il popolo senta proprie certe questioni;misura in termini di voti quanto la gente voglia cambiare ciò che percepisce come calato in maniera ingiusta dall’alto,da un Parlamento che sente lontano dal sentire comune,da un legislatore distante e poco attento ai mutamenti sociali.

In questo senso il referendum è fondamentale in quanto tale a prescindere dalle posizioni che si assumono:il popolo ha il diritto-dovere di esprimersi;chi esorta all’astensionismo dimostra purtroppo in maniera inequivocabile di non aver capito l’essenza di questo strumento:la possibilità cioè di intervenire nel processo legislativo e di realizzare quella sovranità spettante al popolo che l’art 1 della Costituzione solennemente sancisce.

Insomma,scimmiottando Martin Luther King,io ho un sogno:

che il 12 e il 13 giugno l’Italia dimostri con intelligenza quanto rispetta le istituzioni e gli strumenti che queste mettono a disposizione e che il quorum venga raggiunto:si lasci decidere la maggioranza della gente e qualunque sarà il risultato noi,amanti della libertà di espressione nel suo significato più vasto,lo accetteremo e sapremo convivere con la lezione della democrazia,quella democrazia che chi esorta all’astensionismo dimostra di non capire nel significato suo più profondo.

 

 

Per la redazione di www.liberalcafe.it

Enrico Gagliardi   




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5 febbraio 2005

Il referendum della nuova generazione





Il 10 febbraio, all’Università La Sapienza di Roma, si celebrerà il primo atto di una iniziativa politica nuova. L’obbiettivo è sempre lo stesso, il nostro obbiettivo: il referendum. 4 sì per modificare la legge 40/2004, per renderla più liberale, più laica. Avremmo preferito abrogarla totalmente, ma la come sempre discutibile Corte Costituzionale ha deciso che fosse più lecita la modifica parziale, con tutti i rischi allegati. Non ci ha sorpreso questa decisione, non ha fatto vacillare neanche un secondo quell’impegno, quella promessa che ci eravamo fatti.
Così i radicali di Generazione L, i socialisti del NMGS e della FGS, i Giovani Verdi, i liberali di Liberal Cafe e i liberali europei del Lymec si sono incontrati, hanno parlato a lungo e hanno deciso di impegnarsi insieme contro questa legge che proprio non possono accettare.
Fino alla data del referendum nelle università romane (e speriamo di estendere l’iniziativa nel resto d’Italia) si susseguiranno manifestazioni, conferenze e dibattiti con personaggi della politica, della cultura e della scienza per sensibilizzare i ragazzi come noi su questo evento così importante.
Cominciamo da La Sapienza, il più grande ateneo d’Europa, ma simbolo non della grandezza italiana, ma del penoso stato della cultura e della ricerca nel nostro paese. Sarà dura sopperire alla mancanza d’informazione e di coinvolgimento in cui versano gli studenti romani, ma da ciò non si può prescindere. Il 10 febbraio, alle ore 11, davanti il Rettorato manifesteremo uniti per difendere il referendum, per cambiare una legge che relega l’Italia nella retroguardia mondiale sia nel campo della ricerca scientifica sia nel campo delle libertà.
Siamo coscienti di avere idee diverse, di far parte di schieramenti politici in disaccordo su molti temi, ma di essere uniti in questa battaglia referendaria. Ognuno di noi ha dietro di sé un bagaglio di storia, ognuno ha le proprie tradizioni culturali e politiche, tutte diversità che arricchiscono il nostro lavoro e lo rendono più completo, capace di arrivare laddove la solita informazione non c'è.
La nostra generazione gode di diritti che senza l’impegno e le lotte di chi ci ha preceduto non si sarebbero mai potute realizzare, il voto ai diciottenni, la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, la coscienza antiproibizionista: sono capisaldi soprattutto per noi radicali. Eppure ancora oggi i diritti individuali sono minacciati, messi da parte in favore di classi privilegiate, d’ideali che si pongono come scopo quello di far prevalere i propri interessi e di farli forzatamente diventare di tutti.
La fecondazione assistita e la libertà di ricerca scientifica saranno la nostra prima grande battaglia. Difenderemo il diritto di scelta di fronte ai temi etici, la nostra laicità che questa legge mette fortemente in discussione. Difenderemo anche il nostro futuro e quello di chi verrà dopo di noi, perché la ricerca scientifica e la medicina hanno reso e continuano a rendere le nostre vite migliori. Daremo voce anche a chi la pensa diversamente, a chi questa legge la vuole difendere, perché questa è l’essenza del pensiero liberale: “Conoscere per deliberare”.
Generazione L, NMGS, FGS, Liberal Cafè e Lymec ci credono: la vittoria del sì dipenderà anche da noi.




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16 gennaio 2005

Tra diktat religiosi e leggi illiberali

La presa di posizione di Monsignor Rino Fisichella  ricorda ancora una volta ai laici, sedicenti e aspiranti, che la Chiesa si  schiera per il NO ai referendum sulla Procreazione Medicalmente Assistita. Questa chiara posizione, che i liberali ovviamente non condividono nel merito, è utile per spazzar via le contorte ipocrisie di chi nega le differenze,  sul piano civile, tra la mentalità liberale e quella religiosa che fa della fede una fonte legislativa. La differenza c¹è ed è decisiva. Le leggi liberali si fondano sull¹autonomia responsabile di ciascun individuo, quelle religiose vorrebbero imporre a ciascun individuo il comportamento che la comunità ritiene giusto. Scegliere o meno il ricorso alla procreazione assistita attiene alla libera coscienza dei cittadini, non al codice penale².
dichiarazione di Raffaello Morelli, Federazione dei Liberali




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3 gennaio 2005

Confessioni Laiche

Su Liberalcafe.it si inaugura oggi una rubrica che vuole indagare i rapporti tra uomo e donna visti dall'uomo...
Il suo autore, un certo Sigmund, ha delle idee molto particolari...
perchè non venite a vedere che dice?
 
Ci vediamo li....



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3 gennaio 2005

Il decalogo liberista del 2005

Pubblichiamo un articolo di Carlo Lottieri tratto da www.liberalcafe.it

Quando un anno si chiude, si finisce per stilare bilanci. E rifacendosi alla sapienza della partita doppia (un’antica invenzione italica) si cerca anche di soppesare i pro e i contro di dodici mesi di una vita economica caratterizzata da vizi che paiono insuperabili e, al tempo stesso, da un dinamismo produttivo che continua a sorprendere.
di Carlo Lottieri

In questa occasione, però, si è preferito guardare avanti. Ecco, dunque, un “decalogo” che esprime i principi e gli auspici di chi crede nella proprietà privata e nel libero mercato, e di chi è persuaso che ampliare la libertà sia giusto, utile e necessario.

Meno tasse, più libertà

La prima e fondamentale questione sono quelle imposte che, nello scorcio finale del 2004, il governo ha deciso di ridurre almeno un poco. Nei tagli da portare al bilancio pubblico tra dodici mesi bisognerà però essere ben più risoluti: ridimensionando l’Irpef e sfoltendo la miriade di gabelle e accise che gravano sui bilanci di famiglie e imprese. Si può provare a prendere ad esempio la piccola Estonia post-comunista già guidata da Mart Laar, che una decina di anni fa ha introdotto un’aliquota unica al 26% (poi abbassata al 24%) e che ora sta valutando l’adozione di un’imposta unica al 20%.

E se liberalizzassimo davvero?

C’è poi una specie di tassa occulta connessa al permanere di monopoli protetti. In questo senso, l’elenco dei settori da liberalizzare è lunghissimo: telefonia, trasporti, gas, elettricità e via dicendo. Ognuna di queste realtà può presentare problemi tecnici (reali o presunti) del tutto diversi: e così quanti controllano “l’ultimo miglio” non vogliono mollare, né le municipalizzate sono disposte a far posto a concorrenti privati che possano entrare nei ricchi mercati dell’energia elettrica o del gas. Ma a dispetto delle resistenze, si può fare molto, specie se si elaborano strategie che rendano possibile aprire davvero tali mercati.

Ad esempio, si potrebbe regalare ad ogni tassista un’altra licenza: ovviamente commerciabile. In questo modo si aggirerebbe la resistenza corporativa dei guidatori (molti dei quali, in effetti, solo qualche anno fa hanno speso una cifra rilevante per poter lavorare…) e si otterrebbe il risultato di raddoppiare il numero dei taxi. Ma strategie come questa vanno elaborate in ogni ambito, esattamente come fece la signora Thatcher nell’Inghilterra di vent’anni fa.

Aboliamo gli ordini professionali

Negli scorsi giorni alcuni parlamentari hanno presentato una proposta di legge per introdurre l’ordine degli addestratori di cani. L’augurio è che, consumati spumante e panettone, di quel progetto si perdano le tracce. In effetti, una nuova stagione liberale dovrebbe risolvere una volta e per tutte lo scandalo italiano degli ordini professionali e delle professioni chiuse. Quella del notaio, del farmacista e del commercialista devono essere professioni come le altre, in cui all’onore del profitto corrisponda anche l’onere della concorrenza. Aprire questi settori potrebbe creare posti di lavoro e certo abbasserebbe le tariffe che oggi gravano sui consumatori.

Sud: non solo forestali

Negli anni scorsi si è tanto parlato del polo tecnologico di Catania, del “Rinascimento napoletano” e della Natuzzi di Santeramo in Colle. Si è cercato di dare alle regioni meridionali un altro volto, ma poi – nella discussione sui tagli alla finanziaria – sono ricomparsi in scena gli 11 mila forestali della Calabria (ma ci sono, in tutta la regione, 11 mila alberi?) e il Sud è tornato quello di sempre. Il guaio è che il reiterarsi di simili politiche assistenziali e quella reincarnazione della Cassa del Mezzogiorno che è Sviluppo Italia non servono affatto al Sud. Né è pensabile che si possa avere un’economia imprenditoriale grazie a mutui agevolati e finanziamenti a fondo perduto. Il Sud più avvertito ha capito da tempo di essere vittima dell’assistenzialismo pubblico, dell’intreccio tra Stato e mafie, della compressione di ogni spazio di mercato. Dovrebbe avere più voce e farsi più sentire all’interno del Palazzo.

Dare un futuro all’agricoltura, superare la Pac

A tale proposito, è importante ricordare che l’agricoltura è al Sud anche quando si trova in Veneto o Lombardia. In effetti, la Politica agricola comune ha distrutto le antiche logiche imprenditoriali, trasformando il settore primario in un’area protetta. Come spesso succede, però, i beneficiari sono divenuti vittime del sistema stesso. Ai “montanti compensativi” (i soldi dei contribuenti) si sono affiancate in effetti le “quote” (i limiti di produzione), così che gli allevatori più dinamici ora non possono espandere le loro attività e vanno incontro a multe ogni volta che lo fanno. Tutto questo va cancellato: nell’interesse dei contribuenti, dei consumatori e degli imprenditori agricoli.

“Sali & Tabacchi”: in vendita

Girando il Bel Paese ci si imbatte di continuo in beni pubblici malgestiti e che dovrebbero essere privatizzati al più presto. Ha una logica che lo Stato italiano produca il sale a Margherita di Savoia? Che gestisca (malamente) le poste e i vagoni ferroviari? Che possegga le coste del mare e quei quadri accatastati negli scantinati di Firenze? L’anno nuovo sarà davvero tale, allora, se sarà accompagnato da un ampio programma di dismissioni, che sappia anche voltare pagina dopo le polemiche su quelle false privatizzazioni grazie alle quali lo Stato cede alla Cassa Mutui e Prestiti alcuni beni che in un secondo tempo prende in affitto.

Basta cultura di Stato

Uno dei settori in cui più è invadente la mano pubblica è quello culturale: a partire dalla scuola. Un’economia e una società dinamiche, però, devono poter poggiare su un sistema educativo pluralistico, in cui ogni istituto si dia regole e programmi propri, competendo liberamente e sforzandosi di offrire un prodotto di qualità. Il dibattito scientifico e la ricerca, inoltre, devono essere “sganciati” dalle logiche fatalmente perverse delle organizzazioni politico-burocratiche.

Più energia per tutti

È positiva e fa ben sperare la decisione del ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli, di una possibile indisponibilità dell’Italia a sottoscrivere, nel 2012, un secondo accordo di Kyoto. Le questioni dell’ambiente e dell’energia sono cose troppo serie per essere lasciate agli ecologisti. Ma per affrontare in maniera più responsabile l’intero problema è indispensabile iniziare a discutere l’eventualità di avere in Italia – come già avviene negli Usa – un nucleare privato, in competizione con le altre fonti di energia. Più in generale, bisogna liberalizzare la produzione d’energia e, come si è detto, aprire il mercato della distribuzione, scongiurando inoltre il rischio di nuovi “black-out”.

Mettere in competizione regioni e città

La scelta di orientarsi verso un ordine istituzionale federale può essere molto positiva se l’Italia non adotterà un “federalismo solidale” a base di fondi di compensazione per le aree più povere, ma invece se saprà indirizzarsi verso un “federalismo autentico” (come lo conobbero in passato la Svizzera e gli Stati Uniti), nel quale l’autonomia di bilancio obblighi ogni comunità a gestire al meglio. In tal modo, le imprese sarebbero incentivate a stabilirsi in quelle aree in cui il rapporto tra imposte e servizi sia migliore. La concorrenza istituzionale terrebbe quindi bassa la pressione fiscale e alta la qualità. Una crescente competizione tra gli enti locali può solo indurre a comportamenti più virtuosi.

Riscoprire l’ottimismo.

L’11 settembre sembrava aver chiuso l’epoca della globalizzazione. Dopo una breve età dei mercanti si tornava ad un’epoca dominata dai guerrieri. Ma lo spirito liberale è ottimista per natura e guarda oltre, rigettando il protezionismo e anche le paure ancestrali di quell’ecologismo che vede in ogni novità una minaccia. Le economie della Vecchia Europa devono allora saper aprirsi sempre di più alla Turchia, ma anche alla Cina e all’India, e perfino a quella Libia che ora può diventare per noi un luogo di opportunità, scambi e relazioni pacifiche. A metà Ottocento, Frédéric Bastiat disse che se una frontiera non è attraversata dalle merci, prima o poi sarà attraversata dagli eserciti. Era un liberale: un inguaribile ottimista che credeva nelle virtù del libero commercio e della pace.

Pubblicato il 31/12/2004 su Il Giornale e gentilmente concesso dall' Istituto Bruno Leoni.




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2 gennaio 2005

NEL 2004 POCHI LIBERALI...YUSHENKO SU TUTTI

Liberalcafe.it si diverte a proclamare il Liberale del 2004. Leggi qui come è nata l'idea e i perchè della nostra scelta.
di Giuliano Gennaio www.liberalcafe.it

Inizia quest’anno una sfida all’interno della redazione di Liberalcafe.it: individuare le personalità che in Europa, in Italia o nel Mondo abbiano saputo distinguersi per le loro azioni e la loro lotta per la libertà. Per le libertà civili, per l’insediamento dei germi democratici e liberali in culture estranee a questi principi, per il loro sforzo continuo affinché siano i cittadini, gli individui, le persone a contare e non gli Stati, gli interessi della collettività o quelli delle lobby di pressione o delle oligarchie.

Tutto inizia come per gioco, grazie ad una redazione giovane che non ha le forze economiche ancora per poter decretare in grande stile il personaggio dell’anno cosi come fanno i grandi e autorevoli giornali: ma ci prova. Prova a far capire come ci sono molte persone al mondo che provano con tutte le loro forze a combattere i semi dello statalismo e ad abbattere gli ostacoli “al diritto alla vita, alla libertà e al raggiungimento della felicità “.

Quest’anno sono state ben sette le nomination proposte dal comitato “Liberale dell’anno” alla redazione di Liberalcafe.it.

Eccole:

1)Re Abdullah di Giordania - leader carismatico, moderato e moderno. E' un punto di riferimento diplomatico e strategico per tutti i paesi dell'Unione Europea e Stati Uniti. Quest'anno è stato senz'latro il protagonista del complicatissimo scenario del Medio Oriente.

2)William J. Clinton detto "Bill": un omaggio alla carriera come uomo più significativo degli anni novanta. Ha promosso la dottrina del soft power e del multilateralismo. Gli interventi in Somalia, Bosnia e Kosovo lo hanno visto come leader abile ed in grado di assumersi le proprie responsbilità. Clinton è stata un'immagine amata dal mondo democratico in senso lato ed ha impersonificato il sogno americano, oggi messo molte volte in discussione.

3)Robert Kagan: autorevole studioso di relazioni internazionali. Il suo saggio "paradiso e potere" è stato un best seller e risulta il più autorevole studio sulle relazioni transatlantiche. Anche il suo nuovo libro ""diritto alla guerra" è degno di nota per il suo slancio critico e per la profonda onestà intellettuale, che oggi scarseggia.

4)Hamid Karzai: molti pensavano che fosse solamente una pedina di Washington, invece la ricostruzione afghana ha anche la sua firma. Il neopresidente eletto dell'Afghanistan merita i nostri più sentiti onori per come sta cecando di cosrtuire un paese lacerato da più di vent'anni di guerra civile.

5)Viktor Yushenko, di stampo riformista con la Rivoluzione Arancione ha portato in evidenza la repuressione d'informazione e non solo ad opera dei russi. Nonostante sia scampato a due attentati ha continuato la sua battaglia per il progresso del Paese nel pieno pluralismo ed è stato acclamato come vero leader del progressismo liberale in Ucraina.

6) Marco Pannella: da sempre impegnato nella difesa e la promozione dei diritti civili, politici, individuali dell'uomo, ha svolto un grande ruolo di innovazione del nostro Paese. Un grillo parlante le cui continue provocazioni tengono desta l'attenzione di tutti su temi di cui, spesso, non si parla neanche. Un liberale senza paura e sempre attivo.

7) Traian Basescu: è riuscito a ribaltare le previsioni elettorali romene e si presenta come la speranza di riavere tra i Paesi liberal-democratici europei anche la Romania, grande paese dalla grande storia. Più di Yuschenko, Basescu può raccogliere quanto di meglio ci abbia lasciato il XX secolo: la liberal-democrazia.

Sette personaggi che fanno ricordare al mondo come ci sia chi ancora crede in un tipo di stato rispetto ad un altro.

La redazione non ha potuto non citare l’unico liberale che in Italia prova da anni a parlare di rivoluzioni liberali, nel suo stesso paese natio cosi come negli angusti paesi sotto regime non democratico: Marco Pannella. Una specie di premio alla carriera per lui e un secondo posto nella nostra prima graduatoria di fine anno.

Al terzo posto invece Re Abdullah di Giordania, che con la moglie Rania, sta ponendo le basi per un Medio Oriente migliore e moderato. In quella che viene vista come la zona calda del mondo (sperando che non venga sostituita da qualche eversione nel Sud Est asiatico post tsunami) il Re di Giordania sta creando le condizioni per le quali il moderatismo arabo possa risultare fondamentale nella lotta al terrore e nella capacità di vivere in sintonia con i principi democratici.Molta è la strada da fare sicuramente ma i primi passi porteranno presto i frutti sperati.

Ma il vincitore quest’anno risulta essere Viktor Yushenko – e i rivoluzionari non violenti di PORA aggiungo io- perché ha saputo risvegliare le coscienze addormentate di tante persone che non volevano più sottostare ai diktat di un regime filosovietico fatto solo di oligarchie e interessi contrapposti di stampo sovietico. Sicuramente ha ancora una lunga strada davanti - e non è con le intenzioni che si governa – ma sicuramente i fatti degli ultimi mesi in Ucraina, insieme all’elezione di Traian Basescu in Romania, collegati all’ormai superata ma sempre in voga rivoluzione delle rose in Georgia e soprattutto alla cacciata di Milosevic in Serbia fanno delle regioni caucasiche, balcane, dell’est Europeo un unicum di esperienze e passioni civili che difficilmente potranno essere arginate dai repressori di turno.

Ma soprattutto la vittoria di Yushenko diventa fondamentale per l’effetto domino che potrebbe avere in Bielorussia cosi come in altre repubbliche filosovietiche.

La vittoria di Yushenko ha creato aspettative, i liberali si vedono nella loro azione politica, che sappia rispettare i fatti. Vedremo quindi se Yushenko avrà meritato questo credito da noi concesso. Di fatto Yushenko ha posto le basi per una democrazia in un paese che di democrazia ne ha vista poca. Una democrazia liberale, speriamo noi.

Avremmo potuto sin da quest’anno parlare dei peggiori liberali dell’anno (passando dai tarocchi liberali di Silvio Berlusconi al nulla di un’opposizione ormai chiaramente inefficace)o di chi invece meritava menzione speciale (Ostellino e il suo attacco a certi valori sociali della nostra costituzione italiana non li dimentichiamo e speriamo portino a dei risultati concreti) ma siamo giovani e vogliamo imparare anche dalle vostre critiche o osservazioni.

Non potendo premiare fisicamente Yushenko per evidenti problemi di distanza, né Pannella (ci tirerebbe dietro il premio per la sua avversione alle etichette) e nemmeno Re Abdullah (anche se l’aereo per andare in Giordania e conoscere la moglie lo prenderei con piacere) Liberalcafe.it manderà una mail a queste personalità per vedere se i liberali del 2004 hanno almeno una delle caratteristiche dell’essere liberale: la cortesia della risposta.

DI Giuliano Gennaio

DA WWW.LIBERALCAFE.IT




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19 dicembre 2004

I liberali lo sanno bene e non ci cascano

 

FEDERAZIONE DEI LIBERALI

         Membro di Liberal International                    


Raffaello Morelli, Segretario Politico della FdL,  ha dichiarato:

³I liberali lo sanno bene e non ci cascano. Ma i  molti  che non  sono liberali possono essere ingannati dalle voci secondo cui il Partito Liberale dell¹on. De Luca e dell¹on. Altissimo avrebbe il riconoscimento delle organizzazioni liberali internazionali. Sono voci destituite di qualsiasi fondamento.

L¹Internazionale Liberale di Ralh Dahrendorf e Annemie Neyts e  i Liberal Democratici Europei  di Graham Watson , Werner Hoyer e Pat Cox non riconoscono affatto il Partito dell¹on. De Luca quale loro membro o quale rappresentante liberale in Italia. Anzi il suo Partito venne unanimemente disaffiliato da Liberal International al Congresso di Budapest (marzo 2002).  Non c¹è da stupirsene visto che il Partito Liberale dell¹on. De Luca ha la sua ragion d¹essere nell¹aderire alla Casa delle Libertà insieme al Nuovo PSI dell¹on. De Michelis e specificamente nell¹affidarsi al Presidente Berlusconi, mentre i liberali che si comportano da liberali non possono che stare all¹opposizione di un Presidente del Consiglio non liberale che vuol costituire in Italia il Partito dei popolar conservatori europei,  una famiglia politica ben differente da quella liberale.

Quanto all¹uso da parte del Partito degli on. De Luca e Altissimo del simbolo che fu scelto dall¹on. Zanone, attuale Presidente della Federazione dei Liberali,  per candidarsi a Sindaco di Torino nei primi anni ¹90, è stato dato mandato ai legali di difendere in giudizio le ragioni dei liberali ².

Roma 17 dicembre 2004




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8 dicembre 2004

Il Centro sinistra continua a farsi del male

Raffaello Morelli, Segretario della FdL, ha dichiarato :

"Ci  risiamo.  Non appena D¹Alema ha  riproposto il sistema elettorale a doppio turno previsto fin dalla  tesi n.1 dell¹Ulivo, Prodi lo ha bloccato in nome degli interessi  del fiore clone dei Popolari e di tutti coloro ,  sinistra antagonista e verdi,  terrorizzati di perdere, con il doppio turno, le loro rendite di posizione non corrispondenti agli   interessi  dei cittadini  elettori.

Con questo stop alla proposta di D¹Alema, Prodi toglie al centro sinistra una utilissima  e solida linea di difesa contro l¹intenzione di Berlusconi di cambiare la legge elettorale accrescendo la quota proporzionale se non addirittura tornando al proporzionale.  Berlusconi ha la maggioranza  e l'intenzione per farlo, e più aumenta il proporzionale più diminuiscono le possibilità  di vittoria del centro sinistra. Non penserà davvero Prodi di impedire la cosa con gli anatemi contro le riforme a maggioranza.  Non scherziamo. Viceversa, è proprio accettando di tornare alle origini e proponendo il doppio turno che nel ¹96 il centro destra non rifiutava,  che il centro sinistra potrebbe trovare un terreno di compromesso su cui raggiungere una riforma bipartisan, di certo gradita al Quirinale e in qualche modo anche a Forza Italia all¹interno della Casa delle Libertà. Oltretutto un compromesso alto,  perché salvaguarderebbe  tutte le posizioni  politico  culturali  vere favorendo il formarsi delle coalizioni secondo le scelte dei cittadini e non delle caste partitocratiche".





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29 novembre 2004

In diretta l'evento Lymec

Segui in diretta l'evento Lymec


30 Novembre ore 18.15


Transatlantic relations: United States of Europe and America.


Partecipano Pietro Paganini, Giuliano Gennaio e Daniele Capezzone. Clicca qui.


3 Dicembre ore 18.30


LYMEC Executive Committee
Marco Cappato.Roger Albinyana (LYMEC), Pietro Paganini (LYMEC) Giuliano Gennaio (GL) .


clicca qui


E molto altro su www.liberalcafe.it




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